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ZONA GRIGIA.
VIAGGIO SENTIMENTALE SUL MONTE DEL TEMPIO


Il Taj Mahal è qui! Non è necessario andare fino all’India per godersi una struttura architettonica spettacolare, non bisogna volare all’est per assaggiare il sapore della santità – ce n’è abbastanza per viaggiare a Gerusalemme est.

Anche se l’entrata agli israeliani ancora è proibita, il Waqf (l’amministrazione musulmana custode del Monte del Tempio) ora sta considerando la possibilità di riaprire il sacro recinto sul Monte del Tempio, comprese le moschee, anche ai turisti israeliani, forse dopo le nostre feste o forse dopo il mese santo di Ramadan. Quando i cancelli saranno aperti, anche gli israeliani potranno vedere le meraviglie che vi sono, dopo un viaggio abbastanza breve da casa.

Cinque anni fa il paese fu in tumulto. Una petizione con molti firmatari contestò la distruzione di antichità sul Monte del Tempio, come conseguenza della costruzione di una nuova moschea nelle scuderie di Salomone.

“Sul Monte del Tempio sta avvenendo un grave atto di vandalismo e di irreversibile distruzione archeologica,” si diceva. “Un enorme fosso è stato scavato dai trattori e migliaia di tonnellate di terra che contengono una grande quantità di ritrovamenti sono state rovesciate nello scarico comunale.” Quello fu l’unico documento mai firmato congiuntamente da Ariel Sharon e Amos Oz, Yehuda Amichai e Silvan Shalom, Amos Kenan e Benny Elon, A.B. Yehoshua e Meir Dagan, S. Yizhar e Moshe Arens. Dozzine di firmatari descrissero l’atto come “un crimine archeologico.”

Alcuni di loro non avevano mai protestato per un qualunque altro crimine, e la grande maggioranza non aveva visitato l’area in questione negli ultimi anni e non aveva visto con i propri occhi che cosa stava destando tale collera. Alcuni mesi dopo la pubblicazione della petizione un visitatore tuttavia non riuscì ad arrivare al Monte - un uomo di nome Ariel Sharon. La sua visita diede l’avvio a una più violenta conflagrazione del contrasto, che persino oggi minaccia di dar fuoco non soltanto al Monte del Tempio, ma all’intera regione. Ma nessuna petizione fu pubblicata contro quell’atto di incitamento e di distruzione.

Un archeologo si levò contro tutti i contestatori di allora, provando a tappare la diga con il suo dito. Meir Ben-Dov scrisse allora su Haaretz: “L’indignazione e la protesta non poggiano su nulla... È singolare, ma la facilità di firmare attualmente è una merce poco costosa... Negli scavi del Ministero degli Affari Religiosi vicini al muro occidentale sono state fatte cose peggiori in termini archeologici...

Il Waqf ha archeologi a sua disposizione ed inoltre, un conservatore archeologico, Issam Awad, che è uno dei migliori a Gerusalemme, e il cui lavoro è stato altamente elogiato dagli addetti ai lavori in Israele e nel mondo... L’indignazione contro le attività del Waqf nel recinto del Monte del Tempio non sta in piedi, e alla fine, persino coloro che lottano contro il progetto lo elogeranno.”

Nell’ultima settimana ci siamo uniti a Ben-Dov e a un gruppo di studiosi israeliani, archeologi e storici di diverse università locali, che hanno ricevuto un permesso speciale dal Waqf per visitare il recinto quasi senza limitazioni. Possiamo dare un sospiro di sollievo: il sacro recinto è splendidamente conservato. Non vi sono molti luoghi in Israele dove la conservazione è così curata e così pregevole.

Due guardie del corpo stanno accompagnando due bambini ebrei religiosi mentre vanno a scuola, uno avanti e uno dietro, uno di loro con un’aquila nera disegnata sulla schiena: di prima mattina nei vicoli della città vecchia. Dobbiamo affrettarci per raggiungere il Monte del Tempio, perché il servizio musulmano della preghiera comincia alle 11, e allora le moschee sono chiuse ai visitatori. Tuttavia Ben-Dov non tralascia una sola pietra lungo la via e non omette un solo racconto. Un khan, dice, non è cosa si pensa. La derivazione della parola non è collegata con hanaya in ebraico (letteralmente, sosta), ma con “potere” - è khan come in Genghis Khan, una locanda sul margine della strada la cui proprietà è dell’autorità.

“E’ proibito gettare l’immondizia dopo le 6,30. I trasgressori saranno puniti,” avverte un cartello comunale e la città vecchia è sordida. Le telecamere che scrutano da ogni angolo garantiscono la sicurezza ma non la pulizia. La nostra entrata al Monte del Tempio tramite la ‘Porta della catena’, che è riservata ai soli musulmani, viene differita. “Ventidue A da Due: C’è un gruppo di ebrei qui,” stride l’interfono della polizia. La luce solare dell’autunno inonda il Monte del Tempio immergendolo nella bellezza. Soltanto i molti idranti antincendio sono sparsi intorno al recinto, e le forze di polizia ricordano, a chiunque se ne sia dimenticato, che questa è una zona altamente infiammabile.

Discendiamo i gradini attraverso la Porta Doppia, la Porta di Hulda occidentale, ai tunnel tappezzati di moquette che toccano la parete di sud. Anche qui Ben-Dov si dimostra sovversivo: È impossibile per la  profetessa Hulda, da cui la porta prende il nome, spiega, aver profetato qui, perché la porta data al periodo del Secondo Tempio, mentre lei è vissuta durante il periodo del Primo Tempio. È inoltre impossibile che la sua tomba sia qui: Ben-Dov ha scavato e non l’ha trovata. Di conseguenza preferisce la spiegazione zoologica per il nome hulda (ratto), a causa della necessità di discendere lì in un tunnel. Vi sono riferimenti scritti che lo sostengono dai primi secoli.

La scorta del Waqf, un palestinese piuttosto panciuto, si aggira nervoso intorno noi. Alle 10 ha una visita sponsorizzata dalla World Bank ed ha il tempo contato. Durante l’intera nostra visita ci ha fatto premura, o a causa della World Bank o perché eravamo gli unici israeliani nell’Al-Aqsa.

Dopo il 1967 Ben-Dov venne qui e scoprì un cumulo oscuro di cianfrusaglie. Ora lui e i suoi ricercatori stanno discutendo importanti questioni circa la natura originale delle colonne e del materiale di cui sono costruite. Anni fa scoprì che sono fatte di pietra più che di stucco, che è intonaco. Noi profani ammiriamo i lunghi e belli spazi.

Facendo il nostro cammino sotto la moschea di Al-Aqsa, luogo sacro e ricco, il pavimento della moschea ora si trasforma in nostro soffitto. “C’è qualcuno che ha pubblicato che queste sono ornamentazioni musulmane. Non lo sono,” dichiara Ben-Dov. “Soltanto due colonne ed i loro capitelli sono un’aggiunta musulmana.” L’addome dell’uomo del Waqf ha dei sobbalzi, la faccia gli si copre di perline di sudore. “Spieghi tutto a loro all’esterno,” dice. “Gente, ora dovete andare.” Tutto inutile. Ben-Dov: “Il grande dibattito è se queste cupole sono originali o un’aggiunta musulmana. Ed allora la domanda è perché la cupola non è decorata. Il dibattito continua.”

Pellegrini cristiani dell’Estremo Oriente affollano la piazza di sopra. Il recinto del Monte del Tempio è stato aperto soltanto alcuni mesi fa ai turisti, dopo che era stato chiuso da quella celebre visita di Sharon e da tutto quello che ne è seguito con la ripresa delle ostilità.

Facciamo interamente il percorso all’interno della moschea, il terzo luogo più santo per un miliardo di musulmani, dopo la Mecca e Medina, e il luogo più santo per milioni di Palestinesi in Israele e all’estero. Non c’è abitazione palestinese senza un’immagine di questa costruzione, non c’è prigioniero palestinese che non se ne sia costruito un modello di cartone e di legno.


Da: Gideon Levy, Zona grigia -- Viaggio sentimentale, Haaretz (29 settembre 2005)





Due vedute delle cosiddette "Stalle di Salomone"
(Foto di Garo Nalbandian)





Ed il modo come ora stiamo in piedi è quello di tutti i musulmani in ogni moschea, a piedi nudi nella santa moschea. Ma ciò non era abbastanza per rendere santa Gerusalemme, era necessario collegare Maometto alla città per santificarla veramente, e così fu creata la storia dell’ascesa del profeta al cielo dal Monte del Tempio.In questa storia non si fa menzione di indirizzi, spiega Ben Dov, si dice soltanto: “Moschea più lontana”. La “moschea più lontana” (Al-aqsa, in arabo) era a quanto pare nel paese che è oggi l’Arabia Saudita, di sicuro non qui, ma le leggende non hanno indirizzi e confini, e il diroccato monte del tempo fu risanato e reso sacro per i musulmani.

Nel 670 o 680, non è chiaro esattamente quando, un viaggiatore francese venne qui e segnalò di aver visto un grande santuario di legno con una sala per tremila fedeli. Quella è la prima prova ancora esistente della struttura. Nel 711 il luogo fu trasformato dagli Omayyadi in una moschea che era tre volte più grande della costruzione originale.

Lo spazio interno è ancora oggi enorme nella moschea che fu ricostruita dopo che quella originale fu distrutta in un terremoto nel 750.

Il soffitto è mozzafiato, come lo sono i tappeti rossi; tutto è ben mantenuto e conservato. Durante il periodo crociato, la costruzione servì da chiesa, fino all’arrivo del Saladino. Sotto, nell’interrato, c’è un palco per  predicatore che data dal periodo di Saladino; non è ancora venuto il tempo politico per tirarlo fuori dalla naftalina. Giace una piuma sul tappeto, il suo candore risalta sullo sfondo rosso. Ci sono piccioni negli incavi di questa moschea.

La cupola è stata costruita con lo stesso metodo che abbiamo usato noi, ma con fibre di palma da datteri. Le vetrate istoriate sono mozzafiato; recentemente sono state restaurate con grande perizia artistica. Ben-Dov sottolinaea ancora: “Il migliore lavoro di conservazione nel paese è realizzato qui.” E c’è inoltre una finestra chiaramente indecorosa vicino a una delle colonne della moschea, con in evidenza un mucchio di resti fuligginosi di munizioni che i soldati e i poliziotti israeliani hanno sparato durante le sommosse sul Monte del Tempio. Astucci di pallottole, pallottole, armi di distruzione. “Basta, dovete andare,” ci sgrida l’uomo del Waqf, proprio quando stiamo fermi vicino a questo minuscolo reliquiario commemorativo. Una fila di orologi indica i tempi di preghiera, come gli orologi del mondo al banco di accettazione di un hotel di lusso.

La costruzione di fronte, la Cupola della Roccia, non è un moschea. Ma, dice Ben-Dov, “Agli occhi di un qualsiasi credente dell’Indonesia, l’intero recinto è considerato Al-Aqsa.” Un gruppo di poliziotti in abiti civili attraversa la piazza durante un giro di studio, mentre un gruppo di pellegrini polacchi ascolta silenziosamente le spiegazioni di una guida, che tiene su l’ombrello, come tutte le guide turistiche. Un gruppo parla della sicurezza, l’altro della fede. “Devo inviarle un sommario dell’ultimo scavo a Sussita? E’ interessato?” un archeologo chiede ad un altro. Siamo già al centro del tumulto, le scuderie di Salomone.

“Più velocemente, signor Meir,” sollecita il nostro amico musulmano, nel momento stesso in cui Ben-Meir sta provando a dimostrare che non è stato causato nessun danno alle Scuderie di Salomone durante il lavoro di rinnovo e di espansione che vi sono stati realizzati: “Che cosa non hanno gridato? Che la parete occidentale stava per cadere e che le sue pietre si stavano gonfiando. Un apprezzato professore stabilì che il gonfiamento nella parete fosse un risultato del lavoro realizzato dal Waqf nelle Scuderie del Salomone. Ma qual è la connessione tra la parete occidentale e le Scuderie di Salomone?”

I lavoratori palestinesi stanno ancora lavorando al restauro delle possenti colonne in questo ampio spazio sotterraneo che ora è stato ristabilito come moschea. “Al-Qadima di Al-Aqsa” – l’antica Al-Aqsa - è come il luogo fu chiamato già nel settimo secolo, ed ora i musulmani hanno voluto riportare la struttura alla sua gloria precedente e aprire qui una moschea ancora una volta. Dopo avere completato i restauri, hanno voluto aprire nuove entrate nei tre archi del muro, per motivi di sicurezza e fornire un’uscita conveniente alla folla. Questi lavori di sterro hanno messo in crisi i firmatari della petizione. Il governo israeliano infine ha approvato l’apertura di due dei tre archi che hanno nuovi gradini guida di pietra di sotto e lampioni stilizzari che li illuminano di notte.

Ben-Dov: “Hanno trasportato la terra fuori da qui con i trattori e così c’è stata un enorme scalpore. Pazienza che, quando io lavoro con i trattori, si lagnano che sto distruggendo le antichità della nostra terra, ma qui non è stato causato nessun danno. Un attrezzo è un attrezzo, la questione è come ha funzionato. Avigad (l’archeologo Nahman) non ha lavorato con i trattori? Ma qui è proibito. Ha causato un putiferio. Ora stanno setacciando la terra e quali scoperte hanno fatto? Ritrovamenti mamelucchi?  Lì non ce n’è traccia.

Tutto quello che Saladino gettò intorno, qua e là, e della ceramica israeliana. E con ciò? Negli scavi talvolta si buttano via delle cose, bisogna trovare un compromesso. Come si può dire che qui stanno distruggendo i resti ebraici, quando non stanno distruggendo i resti ebraici? Presto vedremo chi sta distruggendo e chi no”.

Rovesciata la borsa, Ben-Meir ne tira fuori una fotografia di una antica pietra di colonna con una bella ornamentazione, un pezzo artistico archeologico a Gerusalemme, che fu danneggiata dai settlers parecchi anni fa. “Un gruppo di settlers entrò,… e lo danneggiò con gli scalpelli. È qualcosa di irritante.” E qui c’è una pietra del tempo del Secondo Tempio, che è incastonata nella parte inferiore di una delle pareti delle Stalle di Salomone. “E questo lo hanno conservato.”

La vista interna della Cupola della Roccia ricoperta d’oro  è una delle più strabilianti della terra. Gli ebrei dicono che la roccia grigia interna è la pietra di fondazione del Santo dei Santi; i musulmani dicono che è il luogo esatto dell’ascensione di Maometto al cielo - intanto, cosa meravigliosamente bella, la grande roccia riposa qui, indifferente alla discussione, circondata dalla sua stilistica costruzione.

“Uscite!” ci segnala un musulmano anziano con la sua mano, anche se non è chiaro dove ha indicato che dovremmo andare. La Cupola della Roccia è stata costruita nel 691. Ben-Dov spiega che è impossibile che il Santo dei Santi stesse qui - dove ci troviamo e dov’è il Tempio? Il tempiale misurava 20 cubiti di larghezza, che sono circa 10 metri, e la roccia di fronte a noi è 17 metri di lunghezza. Non si adatterebbe.

Neppure a posizione risolve qualcosa. Mentre decifra la questione della giovenca rossa - le cui ceneri sono necessarie per ricostruire il Tempio - una giovane donna musulmana spinge la sua mano in un incavo nella recinzione che circonda la roccia. C’è una credenza secondo la quale peli della barba del profeta Maometto si trovano là, e inserire la propria mano nell’incavo procura guarigione ed altre benedizioni.

L’acqua penetrata nella Cupola della Roccia attraverso i ribattini, che uniscono la copertura metallica della costruzione, ha prodotto punti neri di funghi nel soffitto. Ora stanno lavorando per riparare anche questo. Il defunto re Hussein donò 8 milioni di sterline per il restauro della cupola. I tappeti sono un dono del re Hassan del Marocco, ma altri tappeti donati dal re del Marocco stanno accumulando la polvere nei magazzini: sono decorati con stelle con cinque punte che possono assomigliare in qualche modo alle Stelle di Davide.

C’è un cumulo di terra al bordo del recinto. E’ la terra sacra che è stata scavata dalle Stalle di Salomone di sotto, ed è rimasta qui deposta per tre anni, per ordine dell’Alta Corte di Giustizia. Può darsi che vi si nascondano dei resti importanti. Nel frattempo una bottiglia verdastra di Sprite, l’involucro di un sacco di cemento di Nesher e pezzi di un vecchio giornale sono sparsi sulla terra santa che non può essere rimossa.

Un gruppo di uomini palestinesi attraversa il recinto camminando rapidamente. Su una barella di legno decorata stanno trasportando una salma per un funerale. Una donna anziana si alza dalla sua sedia a rotelle sostenuta da suo figlio, cercando, con le sue ultime forze di salire al santo monte. Alla Porta della Misericordia c’è un avamposto della polizia, non si sa mai dovesse esserci un incidente - che di sicuro avrà luogo, alla fine.


Da: Gideon Levy, Zona grigia -- Viaggio sentimentale, Haaretz (29 settembre 2005 - ultimo aggiornamento)


Adattamento del testo e foto di R.P.



Vedi anche: Temple Mount tour, YnetNews (20 ottobre 2005) -- Con raro ed esclusivo video girato sul luogo (Windows Media Player).



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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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