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UMM AL-RASAS – KASTRON MEFAA: CAMPAGNA DI SCAVO 2005


Ormai prossimi a celebrare i venti anni dall’inizio degli scavi tra le rovine di Umm al-Rasas, cominciati nell’estate del 1986, abbiamo deciso di dedicare la campagna del 2005 allo scavo di un ampio edificio in rovina, situato davanti alla porta settentrionale del castrum. L’edificio in questione attirò già l’attenzione degli esploratori del XIX secolo, e si deve a Louis Buxton – fotografo della spedizione guidata dal canonico H. B. Tristram, che si accampò tra le rovine nella primavera del 1872 – la foto che mostra una bella facciata con la porta e il suo lintello decorato con una tabula ansata senza iscrizione e una piccola edicola al suo fianco. La stessa facciata dai conci murari ben squadrati fu scelta da P. B. Bagatti per indicare le rovine nel 1949.

Prima di cominciare lo scavo, durato quattro settimane e che ha riguardato il cortile centrale del complesso edificio, abbiamo dovuto registrare il collasso di alcune pareti (almeno 2) avvenuto durante l’ultimo inverno, probabilmente a causa di buchi praticati sotto le fondamenta dai tombaroli, che nel corso degli anni si sono accaniti nella loro attività distruttiva, compromettendo la già precaria stabilità dell’edificio. All’interno del cortile si potevano notare almeno altri sei o sette buchi di questo genere e anche le stanze circostanti presentavano tale devastazione. Per questo motivo la situazione stratigrafica risulta compromessa in molti punti.

Alla fine dello scavo si può affermare che il cortile riportato alla luce apparteneva ad un ampio complesso abitativo che si sviluppava tutt’intorno. I tanti elementi architettonici finemente decorati già visibili in superficie, come la famosa “facciata bella”, dovevano appartenere ad un edificio monumentale di cui rimangono però poche tracce, almeno nell’area interessata dall’indagine archeologica di quest’anno. Futuri approfondimenti nei vani circostanti il cortile potranno chiarire meglio la sua storia.

Il cortile si presenta come un’ampia area a cielo aperto, avente nella zona meridionale una serie di piccoli ambienti, probabilmente adibiti ad attività lavorative di vario genere. Le tre cisterne raccoglievano, attraverso una canalizzazione, l’acqua piovana dal cortile e dai tetti circostanti. A nord un porticato separava il cortile dagli ambienti settentrionali. L’ingresso principale si trovava sul lato orientale.

Nonostante la situazione stratigrafica compromessa, è stato possibile identificare cinque fasi che testimoniano l’intenso e continuo utilizzo dell’edificio. Escludendo la fase più recente dovuta alla sedentarizzazione delle tribù nomadi nel secolo scorso, pochi furono i cambiamenti apportati alla struttura durante le precedenti fasi abitative, tutte riconducibili al periodo omaiade-abasside, compreso il riuso tardivo che comportò il rialzo generale del piano di calpestio di tutta l’area.

La grande quantità di frammenti ceramici rinvenuti nello scavo, non ultime le forme complete recuperate all’interno della cisterna B, è tutta riconducibile al periodo omaiade-abasside. Da notare, infine, l’assenza di ceramica coarse ware, normalmente presente nei riusi tardivi ad Umm al-Rasas; mentre la presenza di ceramica mamelucco-ottomana, non comune ad Umm al-Rasas, è riconducibile all’uso moderno degli ambienti.

Testo di: Carmelo Pappalardo

Vedi anche: Franciscan Archaeological Institute (Monte Nebo)


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Created/updated: Saturday, December 8, 2001 by J. Abela ofm / E. Alliata ofm
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