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Quartiere ebraico. Scavi di Avigad - 17 novembre 2003

Veduta panoramica del Quartiere ebraico di Gerusalemme (al di là delle mura), visto da sud. Cliccare per ingrandire.
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Questa torre della Cittadella ottomana conserva resti di una delle tre torri del palazzo di Erode. Le torri portavano il nome di amici o famigliari del re: Ippico, Fasaele e Mariamne. Dalla torre di Ippico partivano i muri di difesa dellla città sul lato nord. |
| Dopo la distruzione di Gerusalemme, l'imperatore Adriano (135 d.C.) ricostruì la città con il nome di Elia Capitolina. In questo modo i resti della città antica finirono sepolti sotto le nuove costruzioni. |
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Un fiorente mercato sorge oggi dove un tempo correva il tracciato, piuttosto complesso, delle mura difensive della città. |
| Resti di mura di notevole dimensione che risalgono all'epoca israelita (VIII-VI sec. a.C.). Si tratta forse del "muro largo" restaurato sotto Neemia (Ne 12,38). |
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| Nella piantina, la parte colorata in giallo rappresenta l'estensione massima della città all'epoca dell'Antico Testamento sulle due colline orientale e occidentale. Il puntino rosso indica la posizione dei muri ritrovati. |
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Nella città romana, portici colonnati correvano sui bordi della strada principale (Cardo). L'imperatore Giustiniano ne ordinò l'estensione fino alla chiesa di Santa Maria la Nuova (detta la Nea).
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| La rappresentazione di Gerusalemme nella Carta di Madaba è testimone della evoluzione della città durante il periodo bizantino (VI sec. d.C.).

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Nel Quartiere ebraico si incontrano numerose sinagoghe. La sinagoga di Iohanan ben Zakkai appartiene ai Sefarditi, ebrei provenienti dai paesi arabi, e risale al 1600. |
| Presso la casa del barone Rothschild è stata rialzata parzialmente una poderosa colonna in stile ionico, proveniente da uno sconosciuto monumento della Gerusalemme erodiana. |
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Nei sotterranei delle abitazioni moderne si conservano significativi resti delle case antiche (Museo Archeologico Wohl). Qui si osserva la zona dedicata ai bagni, decorata con preziosi mosaici. |
| Tra i reperti dello scavo spicca il grande vaso di pietra bianca, lavorata a tornio, che fa pensare alle idrie di Cana (Gv 2,6). |
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| Abitazione di una famiglia appartenente all'aristocrazia sacerdotale dell'antica Gerusalemme. Proposta di ricostruzione a partire dal risultato degli scavi. |
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Duplice ingresso al bagno rituale (miqveh) annesso al palazzo aristocratico. Da una parte si scendeva impuri mentre dall'altra si risaliva purificati. |
| Nella "casa bruciata" si lavorava l'incenso. Tra i reperti, un peso di pietra con il nome della famiglia proprietaria: "Bar Qathros" (vedi qui sotto).

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Particolare dei pavimenti in mosaico della "casa erodiana". Cliccare per ingrandire e poi far scorrere sulla destra.
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