L'eredità di Gesù
in Terra Santa - 2

Fotografie dal Calendario 2000 del Gruppo Massolini
Editore e testi di Michele Piccirillo ofm (SBF)

Siriani

I Siriani si sentono gli eredi diretti della primitiva comunità di Gerusalemme, dei ‘cristiani’, come furono chiamati ad Antiochia capitale della Siria i primi seguaci di Gesù il Cristo, come raccontato negli Atti degli Apostoli. Nella liturgia i Siriani fanno uso della lingua siriaca, lingua imparentata con l’aramaico parlato in Siria-Palestina al tempo di Gesù. Il capo della chiesa porta ancora il titolo di Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente. In onore del vescovo e martire sant’Ignazio successore ad Antiochia dell’apostolo Pietro, i patriarchi fanno precedere il nome Ignazio a quello proprio. A Gerusalemme la comunità siriana abita il monastero di San Marco, dalla tradizione indicato come la casa di Maria, madre di Giovanni-Marco. Lì si recò l’apostolo Pietro quando fu liberato miracolosamente dalla prigione, come raccontato negli Atti degli Apostoli (12, 3-17). Nel Santo Sepolcro pregano nella cappella davanti alla tomba detta di Giuseppe di Arimatea.

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Syrian's procession
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Syriac liturgy

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Syriac monastery of St. Mark

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Syrian's procession at Holy Sepulchre

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Copti o Egiziani

I Copti o Egiziani sono i cristiani della chiesa di Egitto dove il Vangelo ebbe una pronta accoglienza nella città cosmopolita di Alessandria, come nelle città e nei villaggi dell’interno lungo il fiume. La tradizione è unanime nel dire che l’Egitto ricevette il messaggio cristiano direttamente da Marco l’Evangelista discepolo dell’Apostolo Pietro. Lo studio delle Scritture condusse già alla fine del secondo secolo cristiano all’apertura della Scuola catechetica di Alessandria illustrata da grandi menti che resero un prezioso servizio alla chiesa tutta. Lo stesso amore per la Parola di Gesù, fu all’origine del movimento monastico di cui la chiesa è debitrice alla comunità cristiana egiziana. La comunità, guidata dal Patriarca o Papa di Alessandria e incoraggiata dai monaci, è sopravvissuta a secoli di persecuzioni. A Gerusalemme la comunità abita il monastero di Sant’Antonio dietro la basilica del Santo Sepolcro. All’interno della basilica si prende cura della piccola cappella addossata all’edicola della Tomba.


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Copts in procession at Holy Sepulchre

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Coptic liturgy

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Coptic Liturgy

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Coptic liturgy

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Coptic liturgy

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Coptic monastery of St. Anthony

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Coptic procession at Holy Sepulchre

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Coptic monk

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Etiopi

I cristiani Etiopi fanno risalire le loro origini alla conversione del ministro della regina Candace evangelizzato e battezzato dal diacono Filippo, come raccontato negli Atti degli Apostoli (8, 27-40). Narra lo storico Rufino che all’inizio del IV secolo due monaci siriani, Frumenzio e Adesio, di ritorno dal loro viaggio nelle Indie furono catturati dai pirati e venduti al re di Aksum. Lì predicarono creando una comunità cristiana di cui divenne vescovo Frumenzio ordinato da sant’Atanasio patriarca di Alessandria. Nella tradizione locale, resta il ricordo dell’arrivo nel V secolo di nove monaci siriani (“i nove santi”) ai quali gli Etiopi sono debitori della traduzione del Nuovo Testamento nella lingua gheez, l’antica lingua del paese, e di una massiccia evangelizzazione. La liturgia influenzata da tradizioni siriane e copte, conserva una propria caratteristica africana con canti e danze ritmate accompagnata da strumenti musicali a percussione. “Ogni giorno riceviamo un buon numero di monaci provenienti dall’India, dalla Persia e dall’Etiopia” scriveva San Girolamo. Le fonti storiche e i pellegrini notano la presenza di questi monaci etiopi nei monasteri di Palestina. Il monastero principale è quello di Deir es-Sultan dietro la basilica del Santo Sepolcro nell’area del chiostro crociato della basilica.


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Ethiopian procession

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Ethiopian convent

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Ethiopian liturgical codex

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Ethiopian faithful

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Ethiopian liturgy

Jerusalem:
Ethiopian procession

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