Una cosa è la vita della creatura più sublime dopo l’umanità di Cristo e un’altra quello che può essere un tentativo di raccontarla e descriverla. Questo potrà, tutt’al più, essere paragonato alla paglia rispetto all’oro.
Se le cose stanno così, non è stata forse una presunzione, la mia, il voler raccontare e descrivere la vita della Santissima Vergine Maria, Madre del Verbo Incarnato, nostro Dio? Sì, confesso che è stata una presunzione, ma infantile, e perciò gradita a lei, per cui ha meritato la sua assistenza materna. La mia presunzione può essere paragonata al gesto di un bambino che per esprimere il suo amore alla mamma le offre un balocco qualunque. In questa offerta non si ammira la cosa offerta bensì l’amore che si vuol dimostrare alla madre, la quale gradisce volentieri il gesto del suo bambino accettando il balocco e dandogli un tenero bacio.
Certamente sarebbe stato più conveniente che fosse stato un grande scrittore cristiano, assistito da un teologo, ad accingersi a narrare con estro poetico quello che si può immaginare degli eventi della vita della Madre di Dio e della sua bellezza spirituale straordinaria, per la quale è stata scelta a diventare la madre del Figlio di Dio. Egli con le sue doti artistiche potrebbe presentarne un quadro d’immenso valore non solo per i cristiani, dai quali riceverebbe encomi e applausi, ma anche per i non cristiani. L’applaudirò anch’io, anche se sono convinto che il mio scritto andrà allora a finire quanto prima nel… dimenticatoio.